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La GNU GPL 2 comincia a invecchiare
Negli ultimi tempi, stiamo assistendo alla nascita di una frattura tra la comunità Open Source, in particolare gli sviluppatori del kernel Linux, e i produttori di hardware. Dall'esperienza di Android, Tivo e tanti altri progetti che sfruttano software Open Source, sembra trapelare una sorta di riluttanza, da parte degli sviluppatori FOSS, ad accettare le limitazioni di utilizzo che i produttori impongono sui loro dispositivi, nonostante questi siano stati concepiti, in buona parte, come "materiale" Open Source. La situazione vede sviluppatori e produttori hardware che creano, condividono e utilizzano codice rilasciato sotto GNU GPLv2, la storica licenza che non contempla alcuna restrizione sull'utilizzo del codice da parte del mercato hardware, aspetto che fa emergere problemi di convivenza. La frattura si sta formando perché la comunità Open Source comincia a comprendere appieno le limitazioni intrinseche imposte dai produttori all'interno di questi dispositivi derivati da GNU/Linux. In pratica, per interessi di mercato, i produttori predispongono "protezioni hardware" per non consentire l'installazione di altro software all'interno dei dispositivi. Queste circostanze potrebbero favorire la diffusione dell'adozione  della licenza GNU GPL 3, pronta da tempo, ma ancora non riuscita ad ereditare il successo della precedente versione. La GNU GPL 3 non consentirebbe di adottare codice Open Source con l'obiettivo di modificarlo per limitarne una successiva variazione, condizione che si applica appieno alle circostanze in questione. Nonostante questo, il papà di Linux, Linus Torwalds, ha espresso apertamente l'intenzione di non adottare la licenza GNU GPL 3, riaccendendo una vecchia discussione che poneva una temeraria ipotesi: quella di riscrivere tutte le parti del kernel dove i contributori non avessero accettato di migrare verso la nuova licenza, oppure riscrivere ugualmente dove non si sarebbe ottenuta una risposta certa o definitiva da parte di questi. Allo stato attuale, Linux rimane in GNU GPL 2 e quello che stiamo leggendo dalla cronaca speriamo accresca una maggiore chiarezza, flessibilità e reciproca responsabilità nei confronti degli interessi condivisi.
Tag: gnu, gpl, open source, licenza
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