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The FreeBSD Team
Intervista esclusiva agli sviluppatori dello Unix BSD che più di ogni altro ha saputo coniugare desktop e server per offrire un sistema operativo stabile, affidabile e sicuro per tutti i tipi di utenza, anche quella professionale
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FREEBSD
Il modello di sviluppo è differente da quello adottato per GNU/Linux, la licenza è quella BSD, molto diversa e più permissiva della GNU GPL, ma l’obiettivo è lo stesso: fornire agli utenti un’alternativa ai sistemi operativi commerciali. Anche la tendenza dello sviluppo è la stessa: per entrambi orientata al desktop, ma mentre per GNU/Linux questo aspetto è preponderante, FreeBSD resta ancora un sistema operativo orientato verso l’utenza professionale e all’ambito server. Poi c’è chi afferma che è più sicuro e veloce di GNU/Linux, chi dice che è ancora troppo indietro per quanto riguarda il supporto hardware. Voi cosa ne pensate? GNU/Linux lo conosciamo bene, quindi, con l’aiuto dei suoi sviluppatori cerchiamo di imparare qualcosina in più anche su FreeBSD in modo da farci un’idea nostra di qual è effettivamente la situazione. Una cosa è comunque certa: kernel e licenza diversi a parte, siamo di fronte a due grandi sistemi operativi con pregi e difetti, ma un grande futuro difronte.
Linux Magazine - Grazie per aver accettato la nostra intervista. Potete spiegare il vostro lavoro ai nostri lettori, dicendo anche cosa è FreeBSD?
FreeBSD Team - FreeBSD è un sistema operativo avanzato per architetture x86, amd64, ARM, IA-64, PowerPC, PC-98 e Ultra- SPARC. Esso deriva da BSD, la versione di Unix sviluppata alla University of California, Berkeley, ed attualmente viene gestito da vari team di sviluppatori sparsi per il mondo.
LM - Potete dirci qualcosa in più sulla sua storia?
FT - FreeBSD è uno dei progetti Open Source più datati e di successo. Ha circa 25 anni di vita. Per tutti gli interessati è ancora oggi possibile consultare i vari stage di sviluppo compiuti dagli sviluppatori del Computer Science Research Group dell’UC Berkeley. FreeBSD è comunque nato ufficialmente nel 1993, grazie all’integrazione della versione 4.4 di BSD e di circa 15 anni di sviluppo compiuti su uno dei più moderni sistemi Unix.
LM - Il vostro lavoro è sponsorizzato da qualche azienda o associazione in particolare?
FT - Lo sviluppo di FreeBSD è sponsorizzato per la maggior parte da tutte quelle aziende che nel corso degli ultimi anni hanno deciso di utilizzarlo sui loro sistemi. Contribuiscono soprattutto con codice e patch. Tra i parter più importanti abbiamo Yahoo!, Apple, Juniper e tantissimi altri (www.freebsd.org/about.html).
LM - Quanti sviluppatori lavorano al progetto FreeBSD?
FT - Attualmente ci sono 225 persone che hanno accesso alla sezione src/ del nostro repository principale. Tuttavia esiste anche “perforce”, un altro repository che conta un altro centinaio di sviluppatori. Ovviamente ci sono anche numerosi altri contributor all’interno di aziende, università e istituzioni che utilizzano regolarmente FreeBSD per scopi di ricerca, per il loro business o solo per hobby. La maggior parte di loro ci aiuta sviluppando patch, che pubblicano direttamente sul repository o sul nostro sistema di bug tracking. Inoltre, abbiamo 75 persone che lavorano sulla documentazione, sempre pronti ad apportare le dovute modifiche in caso di necessità. Per quanto riguarda i port, invece, ci lavorano 168 persone. È da precisare che questi numeri sono soggetti sempre a cambiamenti.
LM - La mascotte di GNU/Linux è Tux, un pinguino, mentre per FreeBSD avete scelto Beastie, un demone. Qual è la storia nascosta dietro alla mascotte?
FT - Semplice, FreeBSD continua ad utilizzare la mascotte delle primissime distribuzioni BSD della UC Berkeley. Tutte le varie versioni di Beastie sono raccolte in questa pagina http://www. mckusick.com/beastie/index.html.
LM - “FreeBSD è il gigante sconosciuto nel panorama dei sistemi operativi liberi”. Siete d’accordo con questa affermazione fatta da IBM?
FT - È sicuramente un’affermazione datata, che forse non rispecchia la realtà. Detto questo, FreeBSD non gode sicuramente della stessa fama di GNU/Linux. Uno dei motivi principali che ha generato questa situazione è sicuramente dovuto alle questioni legali e alla licenza BSD, che nei primi anni di successo di GNU/Linux ci ha sicuramente svantaggiati. Fortunatamente, però, ne è passata di acqua sotto i ponti. Lo diciamo perché ultimamente sono state davvero tante le aziende che si sono interessate a FreeBSD per utilizzarlo su sistemi embedded. Uno dei motivi di questa loro scelta è che, paradossalmente, ora non si trovano molto a loro agio con la nuovissima GPL e preferiscono la BSD.
LM - Una delle caratteristiche più interessanti di FreeBSD sono sicuramente i Port, il sistema di gestione dei pacchetti che negli ultimi anni è stato adottato anche da molte distribuzioni GNU/Linux. Potete spiegarci cos’è e come funziona?

FT - Tramite i port offriamo a tutti i nostri utenti una vastissima collezione di pacchetti divisi per categorie. Si tratta essenzialmente di framework che forniscono le istruzioni di compilazione necessarie per far funzionare al meglio un determinato programma. Diversamente dai sorgenti RPM o altri metodi, i port sono presenti in un repository centralizzato che è installato di default all’interno di ogni sistema FreeBSD. Ovviamente non sono presenti i tarball veri e propri ma soltanto le patch e i Makefile necessari per compilare i pacchetti nel modo corretto. I sorgenti vengono invece scaricati dalla rete, da un fileserver oppure da CD o DVD. In più, grazie alle cosiddette flag, un utente può anche specificare l’architettura su cui vuole installare un determinato pacchetto. In questo modo scaricherà una versione ottimizzata per il suo sistema. A prima vista i port sembrano uno strumento semplice. In realtà non lo sono. Basti pensare al modo con cui bisognerebbe installare un pacchetto senza questo strumento. Prima di tutto scaricare il pacchetto dalla rete, in uno dei tanti formati di compressione, poi compilarlo. A questo punto è molto probabile che venga richiesta la presenza di una libreria aggiuntiva o di un altro pacchetto per farlo funzionare. Così c’è bisogno di scaricare un altro pacchetto e compilarlo, prima di compilare quello principale. Insomma, è un procedimento molto tedioso. I port fanno tutto ciò automaticamente, permettendovi di risparmiare un sacco di tempo. Lanciando il comando “# pkg_add -r bash”, ad esempio, sul vostro sistema verrà installato il pacchetto relativo alla shell Bash. FreeBSD scaricherà il pacchetto da uno dei tanti mirror possibili e si occuperà di non trascurare nessuna dipendenza.

LM - La maggior parte degli utenti GNU/Linux si chiede quali siano le principali differenze a livello kernel con FreeBSD. Qual è la risposta?
FT - Anche se molti utenti di FreeBSD sono interessati agli stessi argomenti, capire soprattutto come vanno le cose in termini di prestazioni, qualità del codice ed affidabilità attualmente non ci sentiamo in grado di poter rispondere a questa domanda, preferiamo lasciare la risposta ad altri. In definitiva, per alcuni utenti è meglio FreeBSD, per altri GNU/Linux. È normale che sia così.
LM - Cosa offrite in termini di documentazione ad un utente alle prime armi?
FT - Il progetto FreeBSD Documentation mette a disposizione oltre 50 HowTo, articoli e libri. Tra questi vi è il famoso FreeBSD Handbook, la risorsa principale per chi vuole sapere tutto sul sistema partendo dall’installazione sino ad arrivare all’amministrazione avanzata. La lista completa di tutta la documentazione disponibile è presente alla pagina www.freebsd.org/docs. html. Esistono anche alcuni libri classici, ad esempio FreeBSD Kernel Internals, pubblicati da alcuni grandi editori in tutto il mondo e in diverse lingue. La lista di tutti i libri è disponibile all’indirizzo www.freebsd.org/publish.html.
LM - Bene, parliamo ora della nuova versione di FreeBSD, la 7. Sulle note di rilascio dite che FreeBSD 7 ha fatto segnare “incredibili miglioramenti nelle performance”. è tutto vero? Se si, quali sono?
FT - Dopo il rilascio di FreeBSD 4.0 del 2000, venne annunciato anche il progetto SMPng. Il suo obiettivo era quello di introdurre un alto grado di parallelismo all’interno del kernel. Con il passare del tempo la nuova tecnologia SMP ha fatto la sua comparsa come “technology preview” all’interno di FreeBSD 5.x. A partire dalla serie 6.x, invece, SMP è diventato ancora più maturo e stabile anche se alcune parti del kernel rimanevano ancora ancorate alla “vecchia tradizione”. Con FreeBSD 7, però, abbiamo completato definitivamente la fase di sviluppo di SMP, raggiungendo risultati entusiasmanti. I risultati da noi tanto attesi alla fine sono arrivati. A migliorare ulteriormente la posizione di FreeBSD 7 ci ha pensato il nuovo scheduler, chiamato ULE. È infatti in grado di lavorare molto meglio del tradizionale scheduler 4BSD con le CPU multicore. ULE ci ha permesso di eliminare quasi del tutto le operazioni che gravavano sullo scheduler tradizionale dopo aver aumentato il grado di parallelismo.
LM - Avete anche affermato che le performance di FreeBSD sono ora di circa il 15% superiori a quelle delle ultime due versioni del kernel Linux. In che modo avete condotto i test?
FT - Le tecniche utilizzate da Kris Kenneway per effettuare i test sono state ampiamente documentate all’interno della sua pubblicazione. In pratica ha effettuato i test FreeBSD/Linux su hardware identico, con configurazioni ottimizzate per entrambi i sistemi operativi. Il risultato è stato evidente.
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Tag: The FreeBSD Team, intervista
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