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Mandriva Italia
È stata la prima distribuzione a proporre “seriamente” GNU/Linux come sistema desktop e oggi è una delle più apprezzate a livello mondiale. A parlarcene è il gruppo che si occupa della sua promozione in Italia
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GRUPPO UTENTI MANDRIVA ITALIA
Le distribuzioni GNU/Linux hanno tutte introdotto qualcosa di particolare, dalla più piccola e meno nota, alla più potente e diffusa. Ma ce n’è una in particolare che è stata a dir poco rivoluzionaria. Di chi stiamo parlando? Ma di Mandrake Linux naturalmente, diventata successivamente Mandriva Linux (www.mandriva.com). Ma cosa ha proposto di così straordinario? Praticamente tutto! Se GNU/Linux oggi è diventato quello che è in ambito desktop, buona parte del merito è da attribuire a questa distribuzione. Quando si parlava solo di shell e server, è stata la prima a proporlo come alternativa a Windows per l’uso domestico, cercando di slegarlo quanto più possibile dalla riga di comando (ma senza rinnegarla). Fare l’elenco dei grandi cambiamenti apportati da Mandriva Linux è impossibile, ma per citare solo quelli più importanti, possiamo dire che è stata la prima a proporre un installer in stile wizard e una serie di strumenti grafici per gestire il PC. In pratica, gli elementi fondamentali per far sì che un sistema operativo possa essere apprezzato anche in ambito desktop. Ma la cosa più importante è stata sicuramente la ventata di novità e l’introduzione di un modo totalmente diverso di guardare ai sistemi derivati da Unix. Non più solo per esperti e programmatori, ma finalmente alla portata di tutti. Per saperne di più abbiamo ascoltato il parere di chi da anni si occupa della sua promozione nel nostro paese, il Gruppo Utenti Mandriva Italia (www. mandrakeitalia.org).
Linux Magazine - Salve ragazzi, grazie per aver accettato l’intervista. Prima di cominciare con le domande, potete raccontarci un po’ di voi?
Gruppo Utenti Mandriva Italia - (Moreno) Sono sposato, con prole, e scrivo programmi da oltre 30 anni, cioè da quando a 15 anni comprai la TI58 per poi passare al Child-Z e al Sym-1. Insomma, roba da museo. Lavoro nel settore dell’automazione industriale perché sono un informatico ibrido amante dell’elettronica e della meccanica. Per questo motivo, l’informatica “pura” mi sta stretta. Per il resto amo le vacanze, Mandriva, la lettura, l’astronomia e il nuoto. (Michele) Io sono laureando in Ingegneria Elettrica (Automazione Industriale sistemi Hard Real Time con GNU/Linux utilizzando RTAI, Scialb/Scicos e il progetto Comedi), collaboratore di Linux Magazine e interessato a diversi campi, in particolare quello musicale (suono la batteria e utilizzo GNU/Linux per le mie composizioni/registrazioni). (Stefano) Io, invece, sono laureando in Informatica, imprenditore da poco e fondatore del progetto ILDN (Italian Linux Distro Network – www.ildn.net). Uso GNU/Linux dalla fine degli Anni ‘90 e sono passato per diverse distribuzioni per poi rimanere ancorato alle derivate da Debian GNU/Linux, prima per per lavoro, poi per passione. Guardo però con interesse a tutto il panorama GNU/Linux e nel tempo libero mi diverto a seguirne gli sviluppi.
LM - Cos’è il Gruppo Utenti Mandriva Italia e come è organizzato?
GUMI – In pratica, si tratta di un forum frequentato mediamente da un gruppo di persone piuttosto eterogeneo. Anche se gli utenti iscritti sono più di 7.000, quelli realmente attivi sono circa 500 per cui più o meno ci conosciamo tutti. Anche i pochi flame che capitano ogni tanto si esauriscono nell’arco di pochi giorni. C’è però un’associazione, di cui noi siamo parte integrante e attiva, che tiene in piedi questo portale ed altri sempre dedicati alle maggiori distribuzioni, che si preoccupa di gestire il lato tecnico, in pratica l’infrastruttura server, e che è impegnata attivamente nella promozione di svariati eventi italiani dedicati al Software Libero.
LM - Quali sono i vostri obiettivi?
GUMI – Lo scopo principale è quello di tutti i forum, aiutare chi decide di provare Mandriva Linux o chi ha problemi con essa. Come tutte le comunità, cerchiamo di offrire un supporto “centralizzato” e uno spazio dove discutere per affrontare e risolvere i problemi incontrati nell’uso quotidiano di questa distribuzione. Grazie agli sforzi del webmaster e fondatore Stefano Mainardi il forum Mandriva Italia è stato promosso a forum ufficiale in lingua italiana di Mandriva che per noi è un riconoscimento di immenso valore.
LM - È possibile collaborare al progetto?
GUMI – Per contribuire basta iscriversi al forum. Il genere di aiuto ha poca importanza, è sufficiente disponibilità e passione per GNU/Linux, in particolare Mandriva Linux. Siamo inoltre sempre alla ricerca di traduttori sia per il Wiki (http://associazione.ildn.net) di Mandriva Italia, che al momento funziona solo grazie al lavoro di pochissimi volontari, sia per la traduzione in italiano dei software base della distribuzione, che al momento raggiunge circa l’82%.
LM - Il gruppo promuove l’uso di Mandriva Linux. Perché proprio questa distribuzione?
GUMI – (Moreno) Personalmente uso Mandriva per motivi pratico/ storici, cioè per il fatto che in passato era l’unica che supportava il mio modem. Col tempo mi ci sono affezionato ed ho continuato ad usarla fino ad oggi. Le uniche altre distribuzioni che ho provato con un certo impegno sono state le RedHat 5, 6 e 7, per cui è difficile fare paragoni. La scelta è sempre molto personale quindi non mi sento in grado di dare consigli. Uno dei vantaggi che in questo momento mi viene in mente è che Mandriva è l’unica società che fornisce ancora la versione desktop a pagamento quasi identica a quella free e soprattutto con lo stesso nome. In pratica la versione commerciale contiene qualche decina di pacchetti non GPL assenti in quella gratuita, che è GPL al 100%. Buona parte di questi software non GPL sono comunque reperibili nella sezione non-free dei mirror ufficiali di Mandriva, a disposizione di chiunque voglia farne uso. (Michele) Nel mio caso, provai una live di SuSE Linux quando ancora non era “aperta” a causa del tool YaST. Lo stesso giorno mi ritrovai in edicola e vidi una rivista che allegava una versione di Mandrake (se ricordo bene la 7.0) e la comprai. Da allora non ho più lasciato Mandrake/Mandriva. È un’ottima distribuzione “general purpose” che non disdegna campi di applicazione specifici. Di sicuro, comunque, un grande vantaggio è la facilità d’uso che si ha grazie al suo formidabile Centro di Controllo (Mandriva Control Center o “MCC” per gli “amici”). Il primo di questo tipo e forse anche quello più evoluto ed efficiente in assoluto.
LM – Dov’è che Mandriva Linux riesce ad offrire il massimo?
GUMI - È una domanda piuttosto difficile alla quale rispondere. Esistono punti di forza e punti di debolezza un po’ come in tutte le altre distribuzioni. Di sicuro l’ambiente desktop è il suo principale e più “immediato” campo di utilizzo.
LM – Mandriva Linux è stata una delle prime ad utilizzare e in certo senso migliorare il sistema di pacchettizzazione RPM. Secondo voi, perché questa scelta?
GUMI – È difficile dare una risposta esaustiva. Per alcuni (ad esempio chi inizia con GNU/Linux) e in determinate circostanze, in particolare in ambito desktop, avere i software precompilati e un potente package manager in grado di gestirli con semplicità e rapidità, è molto conveniente perché senza troppi problemi è possibile aggiornare ed installare centinaia di programmi senza preoccuparsi delle dipendenze. Altri, invece, preferiscono installare il software direttamente attraverso i sorgenti per personalizzare al massimo la loro configurazione e l’utilizzo di un determinato programma. Ma in generale, penso che la scelta di RPM o DEB/APT non fa differenza è impensabile una distribuzione, nel senso più moderno del termine, senza un valido package manager.
LM – Come va Mandriva Linux in Italia?
 GUMI – Da quando è stata rilasciata la prima versione, Mandriva Linux occupa le prime posizioni anche nel nostro paese e per lungo tempo è stata la più utilizzata. Per quanto riguarda il forum di Mandriva Italia, possiamo dire che i dati sono buoni: “viaggiamo” ad una media di circa 160 nuovi utenti al mese e 400 thread. Risultati piuttosto soddisfacenti.
LM - Cosa, secondo voi, ha dato origine al successo di Mandriva Linux?
 GUMI - Effettivamente non ci siamo mai realmente posti questa domanda. Di sicuro è stata tra le prime distribuzioni, se non la prima, a fornire un ambiente “meno ostile” e più user-friendly rispetto alle altre. Proprio quello di cui avevano bisogno gli utenti meno esperti, meno “geek” se preferite, che poi sono la maggioranza di quelli che utilizzano il PC a casa come ambiente desktop.
LM – Mandriva Linux ha sempre offerto un ottimo supporto hardware. Oggi è ancora così ?
 GUMI - Ultimamente è ulteriormente migliorato, soprattutto grazie all’arrivo del nuovo Kernel Team. Solo da pochi mesi, infatti, gli sviluppatori hanno cominciato ad integrare kernel sempre allineati agli ultimi rilasci di quello ufficiale Linux. Con una punta di orgoglio possiamo affermare con certezza che siamo alla pari delle migliori distribuzioni anzi, per quanto riguarda la gestione dei moduli siamo addirittura i migliori. Mandriva, stando alle nostre conoscenze, è l’unica distribuzione ad implementare in modo maturo l’infrastruttura DKMS (Dynamic Kernel Module Support), sviluppata in origine da Dell (www.dell.it). Per chi non lo sapesse i moduli DKMS non sono altro che i tradizionali moduli kernel che di solito vengono compilati manualmente, inglobati nell’infrastruttura DKMS che ne automatizza la compilazione sia nel caso di aggiornamento del modulo che in quello di aggiornamento del kernel. Questo permette, anche al più inesperto degli utenti, di installare moduli kernel specifici, come quelli video, senza rischiare di fare danni. Al momento sono disponibili oltre 80 pacchetti DKMS che spaziano dai classici driver video per Nvidia e ATI/AMD, fino agli “sconosciuti” moduli cluster, passando per quelli di modem, schede Wi-Fi, VirtualBox, ecc. Per chi non vuole installare tutti i pacchetti necessari alla compilazione di tali moduli, recentemente sono stati aggiunti anche quelli precompilati che non sono altro che i DKMS compilati per specifici kernel, che grazie a meta-pacchetti, come xxxxxxx-kernel- desktop-latest, vengono aggiornati in automatico quando viene aggiornato il kernel senza richiedere il minimo intervento da parte dell’utente.
LM – Come vengono gestite le applicazioni (installazione, disinstallazione e aggiornamento) in Mandriva Linux?
GUMI - La base è sempre la stessa per tutte le distro derivate da RedHat e cioè il sistema RPM (RedHat Package Manager). Mandriva Linux ha poi sviluppato una serie di strumenti testuali come urpmi, urpme e urpmf che estendono notevolmente le capacità di base di RPM, in particolare in quanto a semplicità di utilizzo. In seguito, è arrivato il tool grafico rpmdrake, che col tempo si è evoluto in modo radicale, sia per quanto riguarda il look che le funzioni. Oltre a questo, c’è comunque un’ampia scelta di tool alternativi come Smart, Yum o Apt.
LM – Su che tipo di computer è possibile usare Mandriva Linux?
GUMI - Il numero di architetture supportate si è drasticamente ridotto negli anni limitandosi ora alle due principali i586 e x86_64. Inoltre, mentre fino a poco tempo fa la piattaforma x86_64 era vista quasi come una “Cenerentola”, ora ha raggiunto una maturità tale che il numero di pacchetti disponibili per le due architetture è quasi uguale. Recentemente è stata anche valutata la possibilità di passare dalla i586 alla i686, in modo da aumentare leggermente le prestazioni, ma l’ipotesi è stata subito scartata per non incidere negativamente su una grossa fetta di utenti di Mandriva Linux residenti in paesi in via di sviluppo, come Sud America e Nord Africa, i quali troppo spesso dispongono di hardware datato.
LM - Parliamo dell’installazione. Quella di Mandriva Linux è sempre la migliore?
GUMI – Ormai non esiste più solo l’installer grafico di Mandriva Linux, e quelli nuovi, come quello di Ubuntu, sono ancora più veloci e facili da utilizzare. Ma il nostro è ancora tra i più validi perché riesce a coniugare semplicità di utilizzo e maggiore controllo dell’intero processo di installazione.
LM - Cosa ne pensate delle altre distribuzioni e quali vi piacerebbe utilizzare se non ci fosse Mandriva?
GUMI - (Moreno) Personalmente ritengo che tutte le principali distribuzioni siano ai livelli di Mandriva Linux sotto tutti i punti di vista. (Michele) Nel mio caso, scelgo la distribuzione in funzione dell’uso che ne faccio e non per altri motivi. Mandriva Linux è la mia distro storica, in pratica quella che preferisco per il desktop. Per quanto riguarda lo sviluppo mi affido, invece, alla Slackware (www.slackware. org), mentre per le composizioni musicali a Musix GNU/Linux (www.musix.org.ar). Ad ogni modo tutti i risultati alla fine li gestisco sempre con Mandriva Linux.
LM - Siete gli autori di MIB Live Games, una distribuzione LiveDVD basata su Mandriva Linux e pensata per i videogiocatori. Quali sono le sue caratteristiche?
GUMI - Dal punto di vista tecnico questa LiveDVD è una Mandriva 2008.0 Live sulla quale è stato esteso il file system UnionFS (distrib. sqfs) tipico delle distro live. Sono stati poi installati/rimossi tutta una serie di pacchetti ed infine è stato cambiato il tema grafico. La MIB Live Games offre preinstallati e configurati decine di giochi Open Source. Insomma, si tratta di una distribuzione sviluppata in modo specifico per coloro i quali vogliono occupare il proprio tempo liberto giocando con GNU/Linux. Per il futuro, anche se non prossimo, è previsto il rilascio di una versione solo per giochi 3D.
LM - Come immaginate Mandriva fra un paio d’anni?
GUMI – Supportata da uno sviluppo con le tempistiche attuali ma con una maggiore cura verso la segnalazione e correzione dei bug. Ultimamente gli sviluppatori sono molto più veloci nel risolvere i problemi segnalati attraverso la mailing list di BugZilla (http:// qa.mandriva.com). Questo è sicuramente un aspetto della distribuzione che si ripercuote (positivamente) sugli utenti durante il suo normale utilizzo. Mandriva Linux si sta evolvendo molto in questo periodo e sta puntando tanto su Java, che grazie all’arrivo di Java IcedTea permetterà di avere una piattaforma 100% GPL con immense possibilità di sviluppo.
LM - Qual è la situazione dell’Open Source in Italia? È competitivo nei confronti del modello Closed Source?
GUMI – Secondo noi è possibile migliorare la competitività innanzitutto infondendo sicurezza negli utenti GNU/Linux garantendo un supporto appropriato, non solo a quelli finali ma anche e soprattutto ai programmatori per metterli in condizione di poter migliorare il software e di conseguenza le distribuzioni stesse, Mandriva Linux compresa. La parte “storico-filosofica” che ha portato alla odierna situazione di GNU/Linux, in particolare, e di tutto il Software Libero (Open Source) in generale, pare stia perdendo di importanza con il passare del tempo, a vantaggio di qualcosa di più pratico e concreto. Ma riteniamo comunque che rivalutare questo aspetto non sarebbe un male, anche perché l’impressione è che si stiano perdendo alcuni principi di base che hanno portato alla nascita di questo fantastico sistema.
LM – Quali sono i piani per il futuro?
GUMI - Il nostro obiettivo è quello di continuare ad offrire supporto a questa distribuzione attraverso la comunità di Mandriva Italia, in particolare fornendo nuova documentazione per chi inizia. Nel frattempo stiamo lavorando ad una migrazione per aggiornare il software (CMS) per la gestione del portale; attualmente stiamo utilizzando Xoops (www.xoopsitalia.org), mentre la nuova versione sarà basata su Drupal (www.drupalitalia.org) e abbiamo già un prototipo funzionante. Speriamo di rendere più interessante l’esperienza degli utenti con Mandriva Italia. Questa modifica si rifletterà non solo su Mandriva Italia ma su tutto il network di portali ILDN.
LM - Grazie ancora per la disponibilità. La nostra intervista è conclusa. Buon lavoro e complimenti! Continuate così!
GUMI - Grazie a voi per l’opportunità. Un saluto a tutti gli utenti di Linux Magazine con l’augurio di “incontrarli” numerosi sul portale www.mandrakeitalia.org.
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Tag: mandriva italia, intervista
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